Quando l’amicizia diventa documentario 🍋
Cacciatrice di storie impossibili: perché ho detto sì a questa follia.
Il mio lavoro è strano. Mentre il mondo cerca il comfort, io quando lavoro con gli sportivi passo le giornate a inseguire persone che fanno cose che la gente normale nemmeno sogna. Corro dietro a chi soffre per scelta. Colleziono momenti che durano un decimo di secondo ma raccontano vite intere. Colleziono sguardi di chi non sa arrendersi.
È così che ho conosciuto Andrea.
Il paradosso del Lord
Era il 2022. GINS, il Giro d’Italia Non Stop. Io ero lì con la macchina al collo, pronta a catturare la disperazione sui volti. E poi arriva lui. Aveva 4.000 chilometri davanti e quel sorriso abbozzato stampato in faccia.
Lo guardavo pedalare e pensavo: “Ma questo chi è? Sembra che stia andando al bar a prendere un caffè, non facendo una delle corse più dure del mondo”.
Dignità pura. Anche quando le gambe urlano, anche quando il sole picchia e la logica ti direbbe di buttare la bici nel fosso. Lui no. Lui con un mezzo sorriso, pedala.
Lì ho capito il paradosso di Andrea, la cosa che mi affascina di più: fuori dalla bici è una delle persone più delicate e pacata che conosca. Ti parla con una calma che ti fa venire voglia di confidargli i segreti. Poi sale in sella. Click. Diventa una tigre. Una macchina che ha cancellato la parola “impossibile” dal vocabolario.
“Eloise, ho un’idea”
Qualche mese fa mi squilla il telefono. “Eloise, ho un progetto. Ho bisogno di te”. Ho detto sì prima ancora di sapere cosa fosse. Perché quando Andrea chiede aiuto, non puoi dire no. E perché le sue idee sono sempre più grandi della realtà, e io ho un debole per chi sogna in grande.
Poi mi ha snocciolato i numeri:
- 815 chilometri
- 4 Vie storiche (Dei, Lana e Seta, Francigena, Vandelli)
- 25.000 metri di dislivello
- 11 giorni
Ma la frase che mi ha fregato è stata un’altra: “Voglio fare un documentario vero. Per i festival, per le piattaforme. Una cosa seria”.
Dal Nevada all’Appennino
Non è la prima volta che mi imbarco in imprese del genere. Nel 2019 ero nel deserto del Nevada per la 508 Silver State. 41 ore non stop al seguito di Walter Cadamuro. Da lì è nato “Lascia stare”, un racconto di passione e polvere nel Far West.
Ora tocca ad Andrea. Dal deserto americano alle antiche pietre delle Vie italiane. Due mondi lontani, stessa intensità. Ma ho capito subito che da sola non bastavo. Questa storia merita di più di qualche reel su Instagram. Così ho chiamato i rinforzi: ho coinvolto un regista con cui collaboro (uno serio, mica come me). Stiamo costruendo l’impalcatura per raccontare Connect 4 Long Way come un viaggio cinematografico.
Perché lo faccio (davvero)
Non è (solo) per la gloria o per le belle inquadrature. C’è un cuore pulsante in questo progetto che va oltre lo sport: la ricerca per la sindrome CDKL5.
Andrea è fatto così: se non c’è un motivo più grande di lui, non parte nemmeno. Ogni chilometro, ogni crisi, ogni metro di dislivello serve a dare visibilità a una patologia rara che colpisce i bambini.
Lo faccio perché l’amicizia vera si vede quando accetti di seguire qualcuno nei suoi sogni impossibili. Lo faccio perché amo le sfide. E lo faccio perché, come si dice dalle mie parti in Romagna: poche pugnette. Qui si fa sul serio.
Il documentario sta già prendendo forma nella mia testa. Sarà un viaggio nell’anima di chi non sa fermarsi, ma questa volta sarà anche un viaggio di speranza.
Andrea, sono pronta. Andiamo a raccontare l’impossibile.
Ci vediamo sulle Vie. 🎬
Eloise Nania
Obiettivo Limone – Fotografia, Video e Documentari
