CONNECT 4 LONG WAY: otto mesi per un’impresa

CONNECT 4 LONG WAY: otto mesi per un’impresa

A gennaio, quando l’Appennino era ancora coperto di neve, è iniziata la costruzione di un progetto che a ottobre diventerà realtà: CONNECT 4 LONG WAY, un percorso in solitaria e semi-autosufficienza che unisce quattro cammini storici tra Emilia Romagna e Toscana — la Via degli Dei, la Via della Lana e della Seta, la Via Francigena e la Via Vandelli — attraversando 47 comuni montani per un totale di 800 km (600 a piedi e 200 in bicicletta per i trasferimenti di raccordo) e oltre 18.000 metri di dislivello positivo. L’obiettivo massimo è chiuderlo in 11 giorni, con l’ambizione di scendere a 9 o 10.

La costruzione del carico

La preparazione è partita da basi di 400-500 km mensili, per arrivare progressivamente a 700-800 km al mese nella fase più intensa.
La struttura ha seguito una logica a macrocicli e microcicli: settimane di carico oltre i 250 km, alternate a settimane di scarico intorno ai 100 km, per permettere al corpo di assorbire lo stimolo senza rompersi prima del traguardo. La bicicletta è entrata in gioco soprattutto nelle fasi di scarico, con sessioni brevi — mai oltre l’ora e mezza — pensate per mantenere attivo il gesto senza sommare ulteriore carico d’urto.

Distribuzione dell’intensità

La stragrande maggioranza del volume è stata svolta a intensità bassa-moderata (il classico modello polarizzato usato negli sport di endurance), lasciando che fosse il volume stesso — non la velocità — a costruire l’adattamento specifico: capacità del sistema muscolo-tendineo di reggere impatti ripetuti, efficienza metabolica nell’utilizzo dei grassi come carburante primario, e tenuta del sistema cardiovascolare in condizioni di fatica cumulativa su più giorni.

I lunghissimi

Il cuore specifico della preparazione sono stati sei allenamenti “lunghissimi” da 24-36 ore consecutive, svolti prevalentemente su sentiero e con dislivelli importanti.
Le vere prove generali della gestione fisica, mentale e logistica che l’evento richiederà. Sono le sessioni in cui si impara a camminare stanchi, a gestire il sonno frammentato, a fare i conti con i piedi doloranti e le decisioni da prendere quando la lucidità cala — esattamente le condizioni che si ripeteranno, amplificate, lungo i 9-11 giorni di cammino reale.
. Terreno specifico — prevalentemente sentiero con dislivello importante, per riprodurre lo stress biomeccanico reale della camminata/corsa in salita e discesa su fondo tecnico, molto diverso dall’asfalto.
•⁠ ⁠Gestione del sonno frammentato — dormire poche ore, spesso in condizioni scomode, per allenare la lucidità decisionale in stato di deprivazione.
•⁠ ⁠Test di alimentazione e idratazione — verificare in condizioni reali quali alimenti, quantità e frequenze di assunzione il corpo tollera dopo 20+ ore di sforzo, evitando di scoprirlo per la prima volta durante l’evento.
•⁠ ⁠Test di equipaggiamento — calzature, calzini, zaino da trasferimento, abbigliamento a strati: ogni lunghissimo è stata un’occasione per validare o scartare materiale in condizioni di usura reale.
•⁠ ⁠Gestione del dolore cumulativo — vesciche, infiammazioni tendinee, indolenzimento muscolare diffuso: imparare a distinguere il dolore “gestibile” da quello che richiede uno stop.

Il ruolo della bicicletta nello scarico

L’uso della bici nelle settimane di scarico (sessioni brevi, max 1h30′) ha una logica precisa: mantenere attivo lo stimolo cardiovascolare e la mobilità delle gambe senza aggiungere impatto articolare. È un modo per continuare ad allenarsi nelle settimane di recupero attivo senza vanificare l’effetto di scarico che il microciclo deve garantire — un aspetto centrale visto che il 25% del percorso dell’evento (200 dei 800 km) sarà comunque percorso in bicicletta nei trasferimenti di raccordo, quindi il gesto tecnico va comunque mantenuto allenato.

Monitoraggio del carico

Con volumi che oscillano tra i 100 e i 250+ km settimanali, il controllo dei segnali di sovraccarico è stato un elemento continuo della preparazione: qualità del sonno, frequenza cardiaca a riposo, percezione soggettiva della fatica (RPE) e reattività muscolare nelle prime uscite dopo ogni blocco di carico sono gli indicatori che hanno guidato eventuali aggiustamenti al piano — accelerando o rallentando la progressione in base alla risposta reale del corpo, più che al numero scritto sul foglio di allenamento.

Durante CONNECT 4 LONG WAY non ci sarà equipaggiamento pesante da portare in autosufficienza totale: un team di supporto in camper seguirà il percorso per soste, cambi di materiale e rifornimenti, lasciando che l’energia venga spesa tutta sul terreno — chilometri, dislivello, decisioni di percorso — e non sulla gestione logistica di zaino e bivacco. È una scelta che sposta il progetto dal survivalismo puro verso una sfida di endurance pura: quanto lontano, quanto a lungo, quanto in fretta il corpo può sostenere un carico di lavoro estremo su terreno tecnico, giorno dopo giorno.

Questo impianto — volume crescente, alternanza carico/scarico, lunghissimi come banco di prova integrale — è quello che dovrebbe portare al via di ottobre con un corpo abituato non solo al chilometraggio, ma alle condizioni specifiche di stress prolungato che CONNECT 4 LONG WAY imporrà per 9-11 giorni consecutivi.

In totale ad oggi i km di allenamento di corsa hanno superato i 4000 con oltre 40000 mt. di dislivello positivo. Oltre 600 km in bici.

In tutto ciò il monitoraggio del peso è una costante che ho mantenuto con una cadenza settimanale, per cercare di non perdere massa muscolare.

Otto mesi di lavoro sistematico per una sfida che, sull’Appennino, metterà alla prova ogni singolo chilometro accumulato da gennaio in poi.

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